PARLATORI POLITICUS. Questa scritta – sgrammaticata, ibrida, un latino deformato – comparsa su un muro interno di un ospedale psichiatrico dove l’autrice ha lavorato come volontaria negli anni ’90, non è un mero errore: è una frattura, un segno concreto di una lingua spezzata che non serve a comunicare ma a rivelare un fallimento: il fallimento stesso del linguaggio.
Con Parlatori Politicus Yvonne De Rosa punta la sua macchina fotografica su un linguaggio pubblico che non comunica, non comprende, non ascolta: una satira estrema di chi riempie lo spazio del mondo con parole che non costruiscono, non accolgono, non curano. Il latino deformato del titolo evoca lingue “alte” – della Chiesa, del diritto, della medicina – ma ormai prive di senso, vuote, inaccessibili e sterili, lingue di chi parla per mestiere e parla per non dire. Parole che navigano senza senso in un mondo che confonde ruoli e non distingue più tra devianza e differenza.
L’assenza di una lingua condivisa – ma soprattutto di un autentico tentativo di ascolto – ci condanna a una solitudine muta. La follia oggi risiede nei dialoghi interrotti e nelle parole che fingono di includere e invece escludono.
È una follia sociale che si finge normalità.
La voce del paziente recluso nel manicomio percepisce la parola “politica” e la intende nel senso peggiore: spettacolare, ambigua, manipolatrice.
Quando il linguaggio non crea relazione, diventa il simbolo di una comunicazione fallita, ridotta a una parata, a una messinscena.
Tra cartelle di anamnesi, stanze imbottite, misteriosi pazienti dall’ignoto passato, l’autrice ci conduce in un viaggio silenzioso, a tratti claustrofobico, attraverso il dolore dell’incomunicabilità.
Parlatori Politicus. Suddito cinese non identificato.
PARLATORI POLITICUS. Questa scritta – sgrammaticata, ibrida, un latino deformato – comparsa su un muro interno di un ospedale psichiatrico dove l’autrice ha lavorato come volontaria negli anni ’90, non è un mero errore: è una frattura, un segno concreto di una lingua spezzata che non serve a comunicare ma a rivelare un fallimento: il fallimento stesso del linguaggio.
Suddito cinese non identificato
Autore: Yvonne De Rosa
Prezzo: 38,00
Pagine: 164
Formato: 17x24
ISBN: 979-12-55420194
Uscita: maggio 2026
Yvonne De Rosa nasce a Napoli. Dopo aver conseguito una laurea in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, si trasferisce a Londra, dove si dedica allo studio della fotografia conseguendo un Post Graduate Degree in Photography alla Central Saint Martins e un Master Degree in Fotogiornalismo al London College of Communication. Nel 2004 fonda, insieme altri colleghi, il collettivo 24, che oggi vanta diciotto anni di attività e mostre in luoghi nevralgici della capitale inglese. Dal 2004 ad oggi ha pubblicato due monografie fotografiche, Crazy God (Damiani Editore, 2008) e Hidden Identities, Unfinished. (Damiani Editore, 2013) ed ha esposto i propri lavori in numerose mostre tra Italia, Regno Unito e Iran. Negli ultimi anni ha collaborato a importanti progetti fotografici: Terra Mia (2016), dedicato alla terra dei fuochi e Climate Smart Evolution, curata da Hossein Farmani al COP21 (Parigi, 2021) e ha esposto i propri lavori in diversi solo show: Albania available for rent (Fotografia Europea, Reggio Emilia, 2019), Negativo 1930 (Rencontre Arles Photofestival, MroFOUNDATION, 2019), Correspondence (Hasht Cheshmeh Art Space di Kashan, Iran 2020; Spazio Arte Pisanello, Verona 2021), The workers (House of Lucy, Iran 2022) e Artemisia Gentileschi, Inquisita (Museo Diocesano, Pozzuoli 2022). Nel 2015 fonda, a Napoli, l’associazione Magazzini Fotografici di cui è tutt’oggi direttrice artistica.
